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5-5 stars based on 32 reviews
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Blog Andrea
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Premessa Per avviare una riflessione sullo stato attuale dell’Associazione Progetto Laboratorio c’è da evidenziare che la vita dell’Associazione non è mai stata comoda. Le frizioni interne di questo periodo, non credo possano mettere in discussione la tenuta associativa, ma vanno considerate come un percorso finalizzato a migliorare alcune disfunzioni dell’organizzazione interna. Progetto Laboratorio nella suo percorso non ha avuto vita facile in quanto non ha accettato, ne ricercato, favori a livello politico, istituzionale ed economico in quanto ha scelto di fare della propria autonomia decisionale ed operativa un elemento essenziale. Ciò non vuol dire che in oltre 17 anni di attività non abbia realizzato buone collaborazioni e partenariati con Enti Pubblici e Istituzioni Locali ma ciò non ha causato piegamenti agli interessi di parte e quando ritenuto necessario, non si è negata azioni di forza come l’occupazione del Municipio ex IV, il bagno collettivo a Fontana di Trevi o la contrapposizione con il Municipio ex 11 per la gestione della ludoteca pubblica, giusto per fare qualche esempio. Se Progetto Laboratorio, ancora oggi, a differenza di molte altre Associazioni no profit del settore, è attiva e operativa dipende proprio dalla sua autonomia decisionale, dalla professionalità delle persone che vi lavorano e…
Gent.le Dirigente, finalmente la recente Legge 04-2013 (Legge 14 gennaio 2013, n. 4 - Disposizioni in materia di professioni non organizzate in Ordini e Collegi - G.U. n. 22 del 26-1-2013) ha permesso la nascita di Associazioni Professionali che possono definire un proprio elenco professionale e iscriversi, avendone i requisiti, all’apposito elenco tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico. Tali associazioni professionali possono rilasciare ai propri soci un “Attestato di qualificazione professionale” che avrà finalmente un valore legale, o per lo meno lo si potrà definire come attestato riconosciuto dalla Stato Italiano. Da questa novità legislativa, la professione del Responsabile di Progetto (RP) si andrà così ad affiancare alle tradizionali professioni ordinistiche. Nel mondo della P.A. più che di professione in senso stretto si potrà parlare del RP più propriamente come di una “professionalità” aggiuntiva rispetto al proprio ruolo lavorativo contrattualmente ricoperto. E questo anche considerando che il ruolo di RP viene spesso ricoperto solo per un certo periodo lavorativo. A volte, laddove il progetto si configura come Procedimento, viene definito come RUP – Responsabile Unico di Procedimento, ma al di là del nome la funzione non cambia. Nel Terzo Settore, invece, tali competenze professionali stanno assumendo un ruolo ben definito…
C’è un evento annuale che ormai ha superato la terza edizione. Come tutte le cose capaci di andare oltre il fatidico tre sono da tenere in considerazione. Si svolge a Roma, nel periodo di fine anno. Nell’ultima edizione, di questo fine 2013, è stato condiviso un successo che farà parlare nel tempo. Non si tratta dei premi che a fine serata vengono distribuiti a sorteggio e neanche delle numerose aziende che presentano i loro pacchetti di servizi e aggiornamento formativo (comunque molto interessanti). Quest’anno la notizia è stata l’inserimento dell’Associazione di riferimento dei Responsabili di Progetto nell’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico. Si tratta della nuova disciplina (legge n.4/2013) che ha riformato le professioni non regolamentate ossia quelle professioni non organizzate in ordini o collegi. Per comprendere questa importante novità, nel campo del terzo settore e delle politiche sociali, bisogna aver navigato nell’ambiente almeno due giorni. Infatti è sufficiente poco tempo per capire come non è riconosciuto il ruolo professionale di chi guida il progetto. Come vedere le implicazioni che questa novità potrà avere nel campo della gestione dei progetti sociali? Si parte da una forzatura semantica.In Italia c’è, finalmente, un sostanziale riconoscimento del ruolo professionale del Responsabile di Progetto…
Sempre in ogni luogo e in ogni situazione ci siamo posti la domanda in che modo è possibile trovare le forme più adeguate per sintetizzare le molte idee della comunità umana. Tale domanda è presente non solo per governare le decisioni legislative ma anche per rappresentare gruppi e istanze a livello più locale e di prossimità. Possiamo concordare che le proposte formulate dalla comunità politica istituzionale, oggi in Italia, non ci aiutano molto a trovare risposte adeguate e incisive. Il culto della personalità individuale ha raggiunto livelli umoristici e non ha portato a iniziative imitabili. Chi si vuole proporre come portavoce di una idea o di una iniziativa deve fare i conti con una diffidenza diffusa verso le forme della rappresentanza e soprattutto nei confronti di quei “giochi” che la sottendono. Anche nella gestione degli incontri pubblici è difficile senza un leader riconosciuto (per meriti o per titoli) trovare una forma di sintesi funzionale all’obiettivo dell’incontro. Per chi vuole farsi avanti in giovane età, a manifestare una trasformazione, deve fare i conti con la pesantezza del passato e del diritto acquisito di ruolo. Nel settore sociale in molti abbiamo vissuto la primavera del 1997 quando sembrava che, di fronte a…