Martedì, 03 Dicembre 2013 12:23

Quando il Project Management incontra l’EXPO e così incontra se stesso In evidenza

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C’è un evento annuale che ormai ha superato la terza edizione. Come tutte le cose capaci di andare oltre il fatidico tre sono da tenere in considerazione. Si svolge a Roma, nel periodo di fine anno. Nell’ultima edizione, di questo fine 2013, è stato condiviso un successo che farà parlare nel tempo. Non si tratta dei premi che a fine serata vengono distribuiti a sorteggio e neanche delle numerose aziende che presentano i loro pacchetti di servizi e aggiornamento formativo (comunque molto interessanti). Quest’anno la notizia è stata l’inserimento dell’Associazione di riferimento dei Responsabili di Progetto nell’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico. Si tratta della nuova disciplina (legge n.4/2013) che ha riformato le professioni non regolamentate ossia quelle professioni non organizzate in ordini o collegi. Per comprendere questa importante novità, nel campo del terzo settore e delle politiche sociali, bisogna aver navigato nell’ambiente almeno due giorni. Infatti è sufficiente poco tempo per capire come non è riconosciuto il ruolo professionale di chi guida il progetto. Come vedere le implicazioni che questa novità potrà avere nel campo della gestione dei progetti sociali? Si parte da una forzatura semantica.In Italia c’è, finalmente, un sostanziale riconoscimento del ruolo professionale del Responsabile di Progetto che va ben oltre il possesso di una specifica certificazione. Questo riconoscimento arriva, di fatto, dal Ministero dello Sviluppo Economico che ha inserito la prima associazione professionale dei Project Manager nell’Elenco previsto dalla Legge 4/2013. In questo modo si può affermare che in Italia esiste la professione del “responsabile di progetto”. Ai responsabili di progetto potrà essere rilasciato l’Attestato di qualificazione professionale elemento della propria professionalità. Da oggi, in poi, nei  bandi di gara potranno essere richiesti responsabili di progetto in possesso dei requisiti e delle attestazioni previste dalla legge.Fin qui la forzatura semantica. Anche nel settore sociale sarà quindi possibile richiedere alle Pubbliche Amministrazioni di indicare con chiarezza nei bandi di gara l’indicazione e la qualifica del responsabile di progetto. Tanti anni fa, quando la legge per l’infanzia e l’adolescenza muoveva i primi passi, nei bandi pubblici difficilmente si trovava la figura dell’Educatore Professionale poiché era sostituita da un più generico operatore sociale. Da ormai qualche tempo la situazione è cambiata e la professionalità dell’Educatore ha trovato la giusta cittadinanza nei progetti educativi, anche con effetti documentabili. Oggi come allora i progetti sociali possono fare un passo in avanti se le pubbliche amministrazioni sapranno far tesoro della nuova normativa e valorizzare i progetti pubblici. Non si tratta solamente di affermare un titolo ma di definire una professione in ogni campo dell’agire pubblico in forma di progetto. Sarà più difficile sostenere spostamenti di fondi, aumento di spese, allungamento dei tempi, mancanza di qualità se un profilo professionale etico e capace sarà inserito nei posti di direzione del progetto. A tal proposito anche gli Indirizzi Europei non fanno sconti. Non tanto sulle notizie che il circo mediatico mette in evidenza quanto sulla gestione dei fondi sociali in mano alle regioni. La partita è appena aperta e sarà lunga da giocare, troveremo modo di riparlarne. Ma se non succede nulla?

Letto 866934 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Dicembre 2013 12:28

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